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Fratelli Karamazov

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Attraverso Karamazov ho iniziato ad indagare sul cristianesimo, che sotto le spoglie del cattolicesimo, è stata la mia fede dell’infanzia. La delusione verso il mondo cattolico persiste, ma distinguo meglio il dogma dalle idee sul divino. Le religioni dovrebbero avvicinare gli uomini a un bene da praticare senza ideologie. La lettura di Simone Weill, la filosofa rimasta nascosta dietro le quinte di quest’opera mi ha aiutato a districarmi fra i ruoli dello spirito, del divino, e della giustizia. Dostoevskij è stato considerato allo stesso tempo un grandissimo artista e un conservatore reazionario. La scorza conservatrice ha velato alla critica “progressista” l’intellettuale che capì settanta anni prima l’orrore che celavano le grandi utopie. Dostoevskij anticipa il fallimento dei miti della salvezza dell’uomo che non avessero alla base l’esercizio della pietà e dell’amore.

Sin dal primo giorno ci hanno guidato alcune certezze: vestiti appesi sulla scena, pupazzi di bambini, musica in scena, corde per delimitare lo spazio, panche ai lati di un teatro spoglio nel quale sparire e dal quale emergere. Luci semplici. Il tappeto dipinto da G. Gentilucci è un’orchestra di colori in cui appaiono le tracce di un vecchio giardino abbandonato. Volevo uno spazio povero, abitato da attori che fossero in scena anche quando osservavano i loro compagni dalla soglia. Chi usciva di scena si sedeva sulle panche ed era spettatore a vista.

Cesar Brie


Locandina

Fratelli Karamazov

Compagnia Teatro Presente, Milano
di Fëdor Dostoevskij
adattamento e regia Cesar Brie
con Cesar Brie, Daniele Cavone Felicioni, Gabriele Ciavarra, Clelia Cicero, Manuela De Meo, Giacomo Ferraù, Federico Manfredi, Pietro Taldi, Adalgisa Vavassori
residenza La Casa delle Arti, Corfinio