Porto dentro di me un’immagine di Totò, sia nel lavoro che nel quotidiano, come fosse una presenza familiare, che spesso sa consigliarmi con una battuta, con una smorfia. Questo forse perché come attore non l’ho mai visto in conflitto con i personaggi che ha interpretato, forte di un volto e di un corpo portati con grande disinvoltura, comunicativi.
Lo spettacolo nasce da una doppia suggestione, la tecnica istintiva del comico e le parole dell’uomo che governa o fa a botte con quel comico.
Denis è un lupo vegetariano, che adora mangiare foglie di radicchio e semi di girasole, è appassionato di calcio e colleziona i rottami provenienti dagli incidenti sulla statale che passa proprio sotto la sua tana.
Nelle notti di luna piena spia i visitatori del bosco, tra cui le coppiette in cerca di un po’ di tranquillità.
E proprio lì incontrerà la bella Angelica che ha appuntamento con il Mago d’Oriente…
Camicia bianca, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni.
All’essenzialità della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti, cavalieri, dame, duelli, incantagioni, palazzi, armature, destrieri…
Un vortice di battaglie ed inseguimenti il cui motore è sempre la passione, vera o presunta, per una donna, un cavaliere, un ideale. Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo, in cui tutto è paradosso, iperbole, esasperazione.
La più antica delle fiabe diventa occasione di riscrittura in chiave interrogativa di un binomio classico del mondo della narrazione per l’infanzia e dell’indagine filosofica: verità/apparenza e i pregiudizi ad esso collegato.
La casa di Cenerentola – ora regno della Matrigna- diventa l’arena di combattimento tra i diversi punti di vista sulla realtà vissuta dai personaggi, e tra gli opposti ruoli da essi giocati: quello della servetta che si sente buona (e così sembra), quello della matrigna (che maligna appare) e l’altro giocato dalle sorellastre (grottesche icone dell’ ‘essere o sentirsi brutta’).
Tutti vorremmo essere importanti, apprezzati,amati.
Tutti vorremmo essere visti come eroi, insomma.
Ma che cos’è un eroe?
In questo spettacolo, incontriamo due eroi defunti, due figure strane, che si ritrovano a convivere nella stessa tomba, a vivere e rivivere un’ eterna commedia di malinconici malintesi e entusiasmi incompresi: due clown che con la loro vulnerabilità ci presentano la loro storia un po’ confusa e molto comica loro malgrado.
Il desiderio di dedicare uno spettacolo a metà fra il teatro e la musica al grande Domenico Modugno nasce dal voler omaggiare un emblema del cinema, del teatro e della musica popolare italiana e, per ribadire a noi stessi, e a chiunque voglia farlo assistendovi, chi siamo, da dove veniamo, dove siamo diretti.
Oltre a cantante, attore, cantautore, dalla travolgente forza interpretativa, mister Volare è stato uomo semplice e forte, umile e rivoluzionario, un esempio da seguire fermamente ancorato alla sua origine, alle sue radici meridionali mai rinnegate, anche se spesso confuse e tenute a distanza.
Il tema di questo spettacolo é l’amore. Il personaggio é un prete.
L’azione si sviluppa nella stanza del prete dietro la sagrestia.
Il tema permette all’autore di rivedere la sua esistenza ed il prete permette all’attore di dialogare con Dio, nel quale non crede.
Il pubblico fittizio, rappresentato sulla scena, permette al sacerdote di rivolgersi al pubblico reale senza confonderlo con il suo gregge.
Negli anni ’60 in un immaginario paesino della Murgia pugliese un gruppo di ragazzi si riunisce nello stanzino del Circolo Culturale del paese e mette su un gruppo musicale: I Mammasantissima.
Si suonano i brani che si sentono alla radio, Carosone, Buscaglione, ma anche i nuovi successi del Jazz che arrivano da lontano, lontanissimo.
Si suona per vincere la noia, per darsi arie da grandi jazzisti quando si passeggia nella piazza del paese, per far colpo sulle ragazze all’uscita della Messa, per il piacere di stare insieme, perchè d’estate lì dentro si sta freschi, o forse solo perché non c’è niente di meglio da fare.
E nel frattempo si sogna l’ Ammerika con i suoi grattacieli su cui si arrampica King Kong…