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Rassegna di Teatro STRADE
Ottava edizione

Dal 19 gennaio al 17 marzo 2014


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Il melo selvatico

19 gennaio ore 18

Narra la storia di un viaggio alla ricerca del senso di una fine che sembra aver cancellato ogni speranza. In soccorso di due smarriti viaggiatori, impegnati nell’attraversamento di un mondo in decomposizione, arrivano la poesia, il mito, la filosofia. I coreuti, narrando storie di antiche città scomparse (Ys, Tikal, Angkor), ricordano ai protagonisti del dramma una verità dimenticata: un nuovo inizio è forse ancora immaginabile ma solo dopo aver preso coscienza che nulla potrà più essere come prima e soprattutto che è impossibile ricostruire senza utopia, cultura e impegno civile.

Chi perde la testa non perde la faccia

L’intensa e stravagante vicenda bipolare di Fabio Marini, che ha conosciuto dall’interno i reparti psichiatrici, si trasforma in un gioco di Teatro nel Teatro. Liberamente tratto da “Uno nessuno e centomila” e “Enrico IV” di Luigi Pirandello, lo spettacolo analizza il confine tra lucidità e follia. Un lucido folle, come un moderno Diogene, veste consapevolmente i panni dell’attore e, in un luogo chiuso e in una lacerante solitudine, porta in scena il linguaggio poetico di un corpo che parla, danza, emoziona e fa sorridere. Parole e musica per vedere oltre se stessi, per affrontare i pregiudizi nei confronti del disturbo psichiatrico, valorizzare l’irrazionale in ognuno di noi e non averne paura.

Croce e fisarmonica

Un racconto teatrale dedicato a Don Tonino Bello, vincitore della III edizione dei Teatri del Sacro.

Antonio Bello, nato ad Alessano (Le) nel 1935, è stato vescovo di Molfetta e, da vescovo, è morto all’età di cinquantotto anni. Nella sua casa natale c’è il disegno di una bambina delle elementari che lo ritrae in piedi, su una barchetta a vela, braccia larghe e mani che tengono rispettivamente una croce ed una fisarmonica. Prediligendo il potere dei segni ai segni del potere, don Tonino Bello ha coniugato uno straordinario rigore  evangelico con un anticonformismo capace di spiazzare i più arditi rivoluzionari, associando a una fede profonda, una laicità che a molti, ancora oggi, sembrerebbe paradossale per un prete. Questo lavoro tenta di esercitare  una  fede  “laica”  nell’uomo,  attraverso  la  ricostruzione mitica della figura di un religioso. Il sud, la fede, l’impegno sociale, riformatore, pacifista sono coordinate di una rotta che viene percorsa con la cadenza di una ballata.

Orlando

Camicia bianca, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni.

All’essenzialità della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti, cavalieri, dame, duelli, incantagioni, palazzi, armature, destrieri… Un vortice di battaglie ed inseguimenti il cui motore è sempre la passione, vera o presunta, per una donna, un cavaliere, un ideale. Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo, in cui tutto è paradosso, iperbole, esasperazione.

La mia bara compratela all’Ikea

Una creazione collettiva della Compagnia che così racconta questo lavoro: “Compriamo gli stessi mobili per le nostre case (e i nostri teatri), e per questo le nostre case si somiglieranno. Ma a renderle diverse c’è chi le abita. Siamo noi a fare la differenza.

Un bel titolo, che “fa tendenza”, incuriosisce il pubblico. Poi però… siete voi la differenza.

Si dice spesso che il teatro accade qui e ora, dall’incontro irripetibile tra attore e spettatore. Questa irripetibilità è il cuore di questo nostro nuovo progetto di messinscena. Lo spettatore, ma solo se lo desidera, potrà incidere sulla scena, modificare il lavoro dell’attore, sostituirsi all’attore stesso. Una storia da raccontare insieme sarà l’occasione per condividere domande, scoperte ed emozioni di un atto creativo. La fonte è un’opera di drammaturgia contemporanea che, rinunciando ad ogni artificio, riduce la distanza tra spettacolo e spettatore.”

Sophie

Un uomo e una donna, in una stanza di interrogatorio, sullo sfondo il Terzo Reich. La vicenda così viene narrata a partire dalla documentazione dell’interrogatorio della giovane donna e si snoda attraverso lo scontro-incontro di due anime, quella profana, ottusa, brutale eppur fragile del poliziotto e quella sacra, limpida, smarrita, eppur maestosamente solida della giovane Sophie. Vittima e carnefice  danzano su una partitura di luci e tenebre, di suoni e stridori, di frastuoni e silenzi, sprofondano innalzandosi verso vette capovolte. Un viaggio claustrofobico di andata e ritorno verso un capolinea posto aldilà dei vivi, lontano, al tempo stesso, dalla morte e pur tuttavia legato immensamente alla vita.

Cenerentola – Across the universe

Ripercorrendo i passi di Cenerentola, incontrando i personaggi della storia che si animano nella sua stanza e   che prendono sostanza, forma e colore dalla tappezzeria delle pareti e dagli oggetti di uso quotidiano, la protagonista gioca, sogna e modifica la sua vita. La fiaba suggerisce una via di uscita: quale che sia il contesto difficile che si vive, il domani, si può essere certi, porta sorprese. Ed è per questo che vale la pena tentare, sognare, per incontrare i mille fatti del caso e della realtà.

Solo gli ingenui muoiono d’amore

Un uomo veglia l’abito di un morto mentre attende i parenti e gli amici che arriveranno a dare l’ultimo commiato alla salma. L’uomo ricorda l’infanzia del morto, i suoi amici, sua madre e suo padre, la sua educazione sessuale, la sua iniziazione alla politica, le sue sventure d’amore, le sue ossessioni artistiche. Mentre ricorda, l’uomo si veste con l’abito del morto. Nessuno arriva. Verso la fine, l’uomo rivela la sua identità. E’ lui il morto, così solo, che deve vegliare se stesso. Carica il suo bagaglio di ricordi, d’amore, di idee, e si avvia verso il forno crematorio a ridurre in cenere e fumo le memorie della sua esistenza.

Umiliati e offesi

Il documentario affronta il tema degli episodi di violenza razzista verso gli indios boliviani.