» News Rossetto lilla e passi blues

Una sola sedia per decoro e la melodia esotica accompagna Ciccio Mendez.
Scende i gradini della sala, dalla regia al palco. Ci sfiora suadente.
Un passo sognante, tanghero e trascinato lo presenta a un gioco di luci minimali
ma che ampliamente bastano a se stesse.
Ciccio Mendez è trasognante e fa danzare la sua anima.
È in Bolivia, è a San Demetrio è nella sua culla d’Abruzzo.
È nell’altrove di Pessoa, universale e particolare.
La sua referenziale umanità lo mostra innamorato:
Di lei che ha un rossetto lilla.
Del jazz, quel jazz proibito e degenerato.
Del cibo. Quel nutrimento poco dosato, fruito e sublimato che ora lo circonda ed incornicia
in 120 chili di vita spendibile.
I chili ci stanno tutti e danzano e tremano e ci innamorano come se il peso delle cose, della vita, volesse essere esaltato e trasformato in conoscenza. Vuole imparare a fidarsi di se stesso e mettersi alla prova come Ulisse.
Nel suo costume da sera, cravatta e pochette lilla, incorniciato dagli spettatori esondati fin sul palco; Ciccio-Cesar viaggia ed è nudo.
Cesar Brie al Teatro Nobelperlapace, è a casa e può finalmente toglierli quei vestiti,
mettersi comodo. Come fosse domenica, una domenica di marzo qualsiasi.
Il suo è nudo emotivo per un incontro intimo. Con il pubblico e con un’impostura.
Ama il jazz ma non sa suonare. Del contrabbasso della band ignora tutto.
Ciccio crede che non tutto nero o bianco ci sia nella vita, c’è l’oro anche e lui osa.
Nel finale, quando riesce ad avvicinare la sua esotica idea dell’amore,
oramai niente più lo accomuna con la lei idolatrata.
Nel riflesso del pozzo profondo, vede finalmente se stesso. Il suo volto e le stelle.
Le luci si attenuano, la musica persiste, più che applaudire si ha voglia di abbracciare l’uomo approdato ad Itaca.
Ciccio è libero.
Dall’amore, dal jazz, dal cibo.   

di Gina Andreassi
 

____

120 CHILI DI JAZZ
Regia e interpretazione César Brie.
Arti e Spettacolo.
Nobelperlapace, 5 Marzo 2017.